Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 3

30Apr

Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 3

Di Jo Taiana.

Alla ricerca di storie, usi e costumi – parte terza

Piazza Hahurva

Continuando nel quartiere ebraico,  giungiamo sulla piazza Hahurva, sorta sulle macerie del villaggio omonimo. La piazza è il centro del quartiere, di antico c’è pochissimo: solo una torretta con scritto Moriah.

L’imponente sinagoga Hurva, recentemente completata dopo che per decenni  rimase in rovina a causa di situazioni politiche, è visitabile fino alle 17:00 di ogni giorno, qui il biglietto si paga solo in NIS (shekel).

Dalle foto esposte si può vedere che dell’edificio rimase in piedi solo un arco, dopo i bombardamenti giordani del 1948 (infatti il nome Hurva significa “in rovina”).  Ci fu un tempo in cui la sinagoga era moschea, si può vedere ancora il suo minareto.

Dal 1948 gli ebrei considerano Gerusalemme la loro capitale. La città era affollatissima di casupole fatiscenti e povere, case una sopra l’altra, viuzze strettissime.

Si decise allora di abbatterle e di fare una piazza che fosse anche un centro di aggregazione, con negozi e strutture commerciali.  Il cardo romano dell’antica Gerusalemme era totalmente inesistente, se non in piccola parte. Del resto, anche al muro del pianto vi erano delle costruzioni, e c’era solo un piccolo corridoio che correva lungo il muro stesso (Kotel, in ebraico).

 

Una storia di contrasti

A dimostrazione che la Hurva fu una sinagoga, ci sono iscrizioni del 1500.
Ora è stata ricostruita con le stesse dimensioni e la stessa estetica, anche se ormai restavano solo le fondamenta e il minareto dell’edificio originario.

Essendo nel tempo utilizzata come moschea, per trasformarla in sinagoga occorreva fare delle procedure a livello religioso alquanto complicate. La realizzazione della nuova struttura è costata molte vite, ci sono stati scontri sanguinosi tra le parti.

Occorre dire che la città vecchia non è considerata Israele: se un Presidente di uno Stato viene in visita ufficiale, l’unica zona che egli potrà visitare attualmente all’interno della città è il muro del pianto (Kotel) e lì può essere accolto da un rappresentante dello Stato di Israele. Se dovesse visitare il S.Sepolcro,  lo dovrà fare in forma privata, perché nessuno dello Stato di Israele potrebbe andare là a riceverlo (grossa  eccezione è stata fatta  per Donald Trump).

Ora c’è una strada che da fuori le mura entra direttamente al muro, per cui Israele entra in Israele senza arrivare qui. Secondo i grandi accordi internazionali, qui siamo in terra di nessuno, questo è un bene dell’umanità.

 

La Hurva e il simbolo dell’ebraismo

Infine cinque anni fa, la Hurva è stata inaugurata ed è il simbolo del giudaismo all’interno della città vecchia.  Ora viene illuminata di notte ed è molto scenografica.

I tre edifici illuminati di notte in città vecchia sono la sinagoga Hurva, la moschea di Omar (Cupola della roccia) e il Santo Sepolcro. Quest’ultimo è meno illuminato, a causa di discussioni su chi dovrebbe farlo: il Municipio di Gerusalemme sarebbe disponibile, ma  i francescani sono scettici su questo punto.

Sulla piazza è collocata la copia della  Menorah (il tipico candelabro a sette braccia), dono di una comunità romena-ungherese. La Menorah deve essere assolutamente in oro. Nella Torah è scritto come la Menorah debba essere riprodotta, con i sette bracci e dei boccioli che si aprono in numero di tre per ciascun braccio.

Questa Menorah è qui provvisoriamente, il suo posto definitivo è nella piazzetta sottostante, dove sono in corso i lavori per la costruzione di un ascensore che permetterà a disabili, carrozzelle, passeggini, di scendere direttamente al muro.

La Menorah ha tante simbologie:

  • i sette giorni della creazione;
  • i giorni della settimana;
  • in una interpretazione rabbinica, il nostro volto è una Menorah perché abbiamo sette aperture, per lodare e contemplare il creato, noi siamo una Menorah vivente.

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