Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 1

16Apr

Un giorno nel quartiere ebraico di Gerusalemme – 1

Di Jo Taiana

Con questo articolo inauguriamo la rubrica “Archeo in viaggio”, con la quale i nostri Soci raccontano i loro diari di viaggio, le loro impressioni e le loro scoperte.
Gerusalemme non ha bisogno di presentazioni: è una città dalla storia antichissima e dalle più diverse influenze culturali. Crogiolo di religioni e dal passato recente controverso.
Lasciamoci trasportare in un viaggio che ci porta al centro della città di Gerusalemme, nel quartiere ebraico.

Alla ricerca di usi e costumi – parte prima

Le mura di Gerusalemme

Fuori le mura medievali di Solimano, scendiamo a sinistra  a lato della strada trafficata, ed infiliamo i giardinetti proprio sotto le mura, dove sono collocate le panchine. Poco oltre notiamo delle enormi pietre che sostengono il perimetro.  Sono le pietre più antiche che custodivano la città di Davide, la città fu fortificata utilizzando la roccia sottostante, sono  i basamenti del monte Sion.

Lungo il percorso esterno (the walls promenade), notiamo le due spalle in pietra di un antico enorme ingresso alla città, ormai distrutto. Doveva essere stato un grande ingresso con scalinata, probabilmente in uso prima della costruzione delle mura.
Le mura più antiche finivano poco più avanti, sotto l’attuale cinta muraria, allungata e rinforzata durante il periodo turco.

Entriamo nella Hativat Etsioni, una zona tutta di cimiteri. Costeggiamo a destra un muro che delimita il cimitero armeno e poi quello cattolico.
L’ingresso è un cancello  grigio sempre chiuso. Nel cimitero che risale al 1700 circa, vi sono sepolte anche personalità note che morirono in questa terra durante un loro viaggio (storici, filosofi, pensatori, archeologi), anche Oskar Schindler è sepolto qui.

la porta di Sion

La Mezuzah

Alla “Porta di Sion”, la Zion Gate, c’è una barretta  in ferro fissata obliqua  nella pietra del portale sia in ingresso che in uscita dalla città, è la Mezuzah (Mezuzot al plurale). Si tratta di un oggetto rituale ebraico, è un contenitore che ha al suo interno una pergamena (Knaf = Ala) su cui sono scritti alcuni passi della Torah corrispondenti alle prime due parti dello Shemà Israel:

“Ascolta Israel, il Signore tuo Dio è uno solo, lo amerai con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. Ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando ti alzerai e  camminerai per via, quando ti alzerai e ti coricherai, lo metterai come pendaglio tra i tuoi occhi, lo metterai come sigillo sul tuo cuore, lo scriverai sugli stipiti delle tue case e delle tue porte”

Nella versione italiana si legge così, ma in ebraico è: lo scriverai nelle Mezuzot: Ukaptam be Mezuzot bet techà Ubesharecha (così come si pronuncia), nelle Mezuzot sulle tue porte e sui portali. Siccome Dio lo ha indicato come un comando, nella tradizione si è cercato di osservarlo alla lettera.

Metterlo a pendaglio sui tuoi occhi: c’è una scatolina che si mette non proprio tra gli occhi ma più sopra,  sulla fronte. Non essendo possibile mettere il sigillo sul cuore, si fa un giro dal braccio sinistro con delle strisce di cuoio che prendono il dito anulare, che ha un’arteria che collega direttamente il cuore. Questo rito si trova in tutte le tradizioni, anche noi usiamo mettere l’anello o fede matrimoniale sull’anulare sinistro.
Anche gli antichi romani avevano una tradizione analoga: qualcosa  che sigillasse un giuramento vicino al cuore.
Gli ebrei quando pregano mettono i laccetti sulla fronte, sul braccio che lega il dito anulare e sulle porte.
La tradizione  dice di toccare la Mezuzah e poi di baciare il dorso della mano. Se non si arriva a toccarla, ad esempio alla porta di Giaffa che si trova un po’ in alto, la si indica con dito mignolo  e poi si  bacia la mano.

Questo gesto si fa anche se qualcuno porta la Torah di sabato. Se non si riesce a toccarla con il libro della preghiera o a baciarla o con i propri Teffilin (ital. Filatteri):, la si indica e poi si bacia il libro. I Teffilin si conservano con cura e quando diventano usurati, non si buttano ma si seppellisco.

Mezuzah

Una benedizione per ogni occasione

Le scatoline  Mezuzot compaiono su ingressi di banche, uffici, mercati, negozi, hotel. In casa su qualsiasi porta, eccetto che al bagno perché entrando e uscendo dal bagno in qualche modo si è un po’ impuri. Allora in sostituzione c’è una preghiera che si può tradurre così:

Signore, Dio dell’universo, che hai creato il corpo umano così perfetto, formato da tubi e buchi, ti ringraziamo perché tutto funziona bene.

La saggezza ebraica ha onorato anche questo momento. Andando al bagno, in effetti se ci pensiamo, basta che un buco non funzioni bene o il tubo si blocchi e son problemi.  E’ opportuno dunque ringraziare Dio entrando e uscendo.
C’è una benedizione nella sapienza ebraica per ogni  cosa che avviene nel mondo, come la prima volta che si vede qualcosa durante l’anno.
C’è una benedizione per la fogliolina che sta germogliando quando arriva la primavera, per la prima volta che si sente il profumo di un fiore o di un frutto, prima di bere un bicchiere d’acqua.
Non sono le grandi benedizioni del venerdì sera, anche solo un bicchiere d’acqua va benedetto.

(Continua…)

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