Nuove scoperte rivelano che Ostia Antica era grande il doppio di Pompei

18Apr

Nuove scoperte rivelano che Ostia Antica era grande il doppio di Pompei

Le ultime indagini archeologiche illustrate a Palazzo Massimo puntano a riscrivere la storia della città.

Ostia Antica è molto più grande di quanto finora ipotizzato

Le vie di Ostia antica.

Torri, magazzini e mura di cinta finora segreti hanno svelato come l’area del porto di Roma fosse vastissima, ben 126 ettari, il doppio di Pompei che ne contava “solo” 66.
La Soprintendenza speciale di Roma parla di “risultati eccezionali: nel I secolo a.C., il Tevere non chiudeva la città a nord, ma la divideva in due parti”.
In questo periodo, spiega Paola Germoni della Soprintendenza ai Beni Archeologici, “Ostia era lo sbocco fluviale, la città colonia che aveva le chiavi di accesso di tutte le merci, materiali e culturali, che dal Mediterraneo arrivavano a Roma”. 

L’Isola Sacra

Il percorso di conoscenza inizia nel 2007. La scoperta è il risultato del lavoro congiunto di autorità statali italiane, rappresentate da Angelo Pellegrino e Germoni (Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma) e due università inglesi, con i professori Simon Keay (University of Southampton-British School at Rome) e Martin Millet (University of Cambridge).
La magnetometria ha consentito di scansionare il paesaggio, permettendo ai geofisici di verificare le anomalie e identificare le antiche mura sepolte, i tracciati stradali e le strutture presenti nel sottosuolo.

L’indagine geomagnetometrica

La mappa di alcuni rilevamenti.

Sulle mura, a intervalli regolari, si evidenziano grandi torri di sei metri per otto. Tra il Tevere e le mura gli studiosi hanno individuato almeno quattro grandi edifici. Tre di questi presentano caratteristiche simili a quelle dei magazzini presenti nelle aree già scavate di Ostia. Una pianta di 83 metri per 75 per il più grande degli edifici. La presenza di grandi aree di stoccaggio nella parte di Ostia, a Nord del Tevere, riapre il tema delle dimensioni degli scambi commerciali, che si svolgevano sulle sponde del fiume nei primi due secoli del millennio. L’indagine geomagnetometrica, infatti, aumenta di circa il 50% lo spazio dedicato a depositi di merci. Questa scoperta aumenta ad almeno 70 mila metri quadrati l’area. Le indicazioni non mancheranno di influire sulla ricostruzione della topografia di una delle città romane più importanti del Mediterraneo.

La richiesta dei vincoli

Germoni sottolinea che:
“le mura, che sono state individuate per una lunghezza di oltre 500 metri, hanno le torri rettangolari e racchiudono e difendono quattro (per ora) grandissimi edifici di stoccaggio. Le mura denunciano, nella loro articolazione, la volontà dello stato di difendere la sede di stoccaggio del cibo per la grande città di Roma”.
Sulla base di queste novità, Germoni parla chiaro:

“Noi vogliamo un vincolo che ci consenta di bloccare la situazione così com’è.
Dichiariamo quel pezzo di città scoperto d’interesse archeologico. Vogliamo un vincolo più stringente rispetto a quello esistente, perché ci sono le strutture di primaria importanza storica e archeologica”.

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