La villa romana di Pontelambro

07Dic

La villa romana di Pontelambro

Un “agriturismo” di 2000 anni

La villa è stata oggetto di diverse campagne di scavo tra il 1987 e il 1995, sotto la direzione della Sovrintendenza. I resti dell'edificio sono stati individuati grazie a una attenta ricognizione di superficie, rilevando un complesso di età romana di notevoli dimensioni.
Si trattava della pars rustica di una villa romana di campagna, legata alla produzione agricola, della quale rimangono alcune chiare e visibili tracce.

La fondazione della villa rustica

Il complesso risale al periodo tra il I° e il II° secolo d.C., quando si realizza l'impianto costruttivo di vari corpi allineati su di un asse Nord-Sud per uno sviluppo di circa 50 metri.
Il settore a vocazione abitativa della villa non è stato identificato con certezza.
Certamente è fuori dubbio che questa costruzione fosse situata presso una strada di notevole importanza, quale era la pedemontana che si snodava tra Como e Bergamo.

 

Le strutture produttive della villa romana

Gli scavi hanno rilevato che vi fosse presente un granaio di 37 m2, poggiante su un pavimento in tavolato sopraelevato rispetto al piano di campagna. Questo accorgimento era stato preso per evitare il contatto con il terreno dei prodotti immagazzinati, e metterli al riparo dagli  attacchi dei parassiti.

La dispensa era ben rifornita, i reperti faunistici ritrovati indicano che vi fossero in prevalenza allevati vari tipi di suini, ovini e in misura minore bovini. Non era disdegnato l'occasionale consumo di animali selvatici.

La cantina era sicuramente all'altezza di altre strutture simili; segno di una attività vinicola sviluppata. La pigiatura dell'uva avveniva in una grande vasca; due tini in legno erano inseriti in strutture circolari con pareti in filari di pietre del diametro di circa 2 metri e mezzo. Il fondo dei tini era in terreno sterile, per conservare il mosto a temperatura costante e propiziare la fermentazione.

Agricoltura e sussistenza

Gli archeologi hanno scoperto un vano interpretabile come essiccatoio per tostatura di cereali o legumi, per affumicare la carne o per la vinificazione. In età romana si poteva sottoporre il vino all'azione del calore e del fumo, che così ne accelerava l'invecchiamento (si potrebbe chiamarlo uno sfurzat ante litteram).

C'era bisogno di un fabbro per riparare un carro o un utensile di ferro. Ecco che sotto la vasta tettoia dell'edificio meridionale si svolgeva l'attività di forgiatura.

Il buon numero di monete perse nei piani di calpestio lignei, tra le stuoie e i pagliericci, e recuperate dagli archeologi tra i depositi del fabbricato, testimonia la verosimile ospitalità dei viaggiatori e la presenza di un fiorente commercio.
Sono state trovate numerose tombe di neonati, formanti una piccola necropoli, a riconferma dell'alto tasso di mortalità infantile in quel particolare periodo storico.

Tutte le informazioni dell'articolo sono tratte da: FILIPPO AIROLDI, ALESSANDRO BONA, CRISTINA CATTANEO, DENEB CESANA, MARIA FORTUNATI, ANGELO FOSSATI, ELISA GRASSI, MIRKO MATTIA, CLAUDIA PERASSI, FURIO SACCHI, MARCO SANNAZARO, MARINA UBOLDI; "Ponte Lambro tra Età romana e tardoantica: la pars rustica della villa in località Schieppo." Rivista Archeologica dell'Antica provincia e diocesi di Como - Volume n° 198 - anno 2016, pag. 172-250.

La villa romana di Schieppo in realtà virtuale

Se vi siete persi la conferenza sulla villa rustica di Schieppo, tenutasi il 12 ottobre 2018, non abbiate paura.
Grazie alla tecnologia e al web, ora è possibile visitare il sito della antica villa rustica. Grazie all'impegno dell'architetto Davide Corti e del Geometra Augusto Anzani (www.progettovr.com), è ora possibile  riscoprire di questo luogo nascosto ai più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *