La prima lapide della storia.

17Gen

La prima lapide della storia.

E’ di un cacciatore di Sovramonte (BL) vissuto 14.000 anni fa

Era un cacciatore così abile che alla sua morte i suoi simili hanno realizzato una stele funebre, probabilmente la prima della storia umana.

La stele funebre, segna la sepoltura in una grotta appositamente preparata con tanto di corredo funebre.
Si tratta del “Cacciatore di Sovramonte” (provincia di Belluno) la cui storia – pur conosciuta dagli anni ’80, quando i suoi resti sono stati ritrovati da un appassionato del luogo, Aldo Villabruna – non ha avuto la fortuna mediatica di un “Vip” come Oetzi, la mummia del Similaun. Per lui, e per altri personaggi preistorici “famosi”, sono stati realizzati musei.
Per il loro avo vissuto alla fine del paleolitico superiore ( definito epigravettiano) nulla di tutto ciò, nonostante la presenza di quella stele funebre, di cui oggi parla “Belluno, storia di una Provincia dolomitica“; serie di tre volumi editi dallo stesso Ente.

La stele funebre

Per segnare il valore del cacciatore, la stele lo rappresenta in modo stilizzato con innumerevoli braccia. La rappresentazione serviva a definire la sua abilità e la sua forza, nonostante vivesse in una grotta di montagna a 500 metri di quota circa con tutte le difficoltà del caso, non avesse un fisico possente, e fosse alto un metro e 70.
Il Cacciatore di Sovramonte è “ospite” dell’Università di Ferrara, in attesa che gli esperti riescano ad estrarne e studiarne il DNA. Per renderlo un poco più invisibile al pubblico, al Museo Civico di Belluno esiste un calco in silicone della sepoltura, che riproduce in dettaglio i resti del cacciatore la stele e gli altri oggetti trovati nella sua tomba. Una copia minore è proprio a Sovramonte, ma sembra essere oramai abbandonata in un magazzino.

A guardare il corpo di quel giovane uomo si resta impressionati. E’ stato scoperto per caso durante dei lavori di manutenzione stradale in una cavità alla sinistra del torrente Rosna, nella valle di Cismon.
Il cacciatore venne sepolto con una serie di ciottoli e sassi di varie dimensioni, che ne lastricavano la tomba. Tutti  i ciottoli erano disegnati, rivolti verso il corpo, probabilmente a raccontare la vita e le gesta come estremo omaggio. Un solo sasso, il più grande e sagomato in modo rettangolare, era posto all’altezza delle gambe con il ritratto del cacciatore rivolto, però, all’esterno.

“La tomba risulta così il solo caso in ambiente paleolitico dove si riscontra – dice Villabruna – una netta relazione tra ideazione, realizzazione e devozione di un complesso rituale artistico per una sepoltura”

Sotto del lastricato con la lapide, in una fossa, c’era il corpo con la testa rivolta a sinistra e coperto con delle pelli, di cui rimangono solo brandelli. L’area della grotta in cui era stato sepolto, era tutta cosparsa di ocra rossa. Sotto il cacciatore vi era un lettodi aghi di pino. Accanto al braccio sinistro gli erano stati posti oggetti a lui cari. Ossa di cervo, una sacca in pelle con gli utensili da lavoro, il coltello “a dorso” in selce, una ciotola dove preparare il propoli per curare le proprie ferite. Sono state trovate pure delle conchiglie marine forate, probabili resti di una sua collana.
Per Valbruna, a distanza di anni, c’è il desiderio di vedere premiato quel cacciatore con un suo museo proprio a Sovramonte, come accaduto per Oetzi o l’uomo di Mondeval.
Si sta cercando di recuperare la copia dei magazzini della cittadina bellunese, per poterla mettere nuovamente in bella mostra.

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