È stata trovata in Armenia la cantina più antica del mondo

12Gen

È stata trovata in Armenia la cantina più antica del mondo

Le analisi di un team di ricercatori della University of California di Los Angeles (UCLA) hanno confermato la scoperta della più antica struttura completa per la produzione di vino mai trovata. (Reuters)

Datata all’Età del Rame, all’incirca tra il 4100 e il 4000 a.C., è di 1000 anni antecedente al più antico ritrovamento simile.

La struttura è stata scavata nella stessa grotta dell’Armenia dove era stata scoperta la scarpa più antica del mondo. Al suo interno sono stati rinvenuti un rudimentale torchio, una sorta di tino per la fermentazione e recipienti per la conservazione.

“Per la prima volta, disponiamo di un quadro archeologico completo della produzione del vino risalente a 6.100 anni fa”
dice Gregory Areshian, co-direttore degli scavi.

La scoperta nel 2007 di ciò che sembravano essere antichi semi d’uva aveva incoraggiato il team a cominciare gli scavi della Areni-1, un complesso di caverne situato in un canyon dove la catena montuosa del Caucaso volge verso le Montagne di Zagros.
Il sito si trova vicino al piccolo villaggio di Areni, ancora noto per la sua produzione di vino. Nella grotta è stato scavato un recipiente d’argilla dai bordi alti lungo circa 1 metro, dove l’uva veniva presumibilmente schiacciata coi piedi. Il succo così prodotto defluiva in una “vasca” (un tino) profonda circa 60 cm e dalla capacità di 50-60 litri, e lì sarebbe stato lasciato a fermentare, spiega Areshian.
Secondo la ricerca, appena pubblicata sul Journal of Archaeological Science, il vino sarebbe poi stato custodito in giare e l’ambiente fresco e asciutto della grotta, ideale per una cantina, avrebbe fatto il resto. Sparsi in tutto il sito, gli archeologi hanno trovato manciate di semi d’uva, resti di uva pressata e di mosto d’uva, e dozzine di vini “essiccati”. Uno studio di paleobotanici di tre diverse istituzioni ha determinato che la specie è la Vitis vinifera vinifera, una varietà di uva ancora oggi usata per produrre il vino.
Su vari frammenti di ceramica sono inoltre stati recuperati residui di malvidina, un pigmento vegetale noto per apparire solo in un altro frutto nativo dell’area: la melagrana. “Siccome non sono stati scoperti resti di melagrane nell’area scavata – dice Areshian – siamo sicuri che i recipienti contenessero qualcosa fatto con succo d’uva”.

Il mistero dei viticoltori

La precisa identità degli abitanti della grotta rimane un mistero, anche se si crede fossero i predecessori delle popolazioni della cultura di Kura-Araxes. Un’idea sull’utilizzo che veniva fatto del vino però c’è.
Il sito di produzione del vino si trova in mezzo a dozzine di tombe e quindi il vino potrebbe aver avuto un ruolo cerimoniale. Gli archeologi credono che venisse consumato fuori dalla grotta, sebbene non ne siano ancora state trovate le prove.

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